Gen 23
Marc Gobè ha stilato una sorta di decalogo nel quale riassume a mò di decalogo i dieci comandamenti dell’Emotinal Branding. In realtà ve ne ripropongo una selezione ed un adattamento (senza pretese dottrinali ;)) come spunto di riflessione e come nota sul valore emozionale nel marketing e nella comunicazione
- Puntare sulle persone e non sui consumatori
- Puntare sull’esperienza più che sul prodotto
- Puntare sulle preferenze
- Puntare sull’aspirazione più che sulla notorietà
- Puntare sul dialogo più che sulla comunicazione
- Puntare sulla relazione più che sul servizio

























Gennaio 23rd, 2008 at 15:34
Da alcuni anni è quanto vado sostenendo, malgrado lo scetticismo dei mie interlocutori. Con il passaggio dai negozi alla grande distribuzione si è perso il rapporto cliente (fidelizzato)/venditore (e consigliere agli acquisti). Molti, per i quali il prezzo non è una motivazione sufficiente, sono frustrati dall’atteggiamento insofferente dei (pochi) commessi dei grandi centri commerciali. Ristabilire un il rapporto di fiducia può solo portare ad un aumento del fatturato…
Alex
Gennaio 23rd, 2008 at 20:02
Sono perfettamente d’accordo quando parli di ristabilire un rapporto di fiducia oggi irrimediabilmente compromesso tra marche e consumatori. In un mondo di “marche comete” chi riesce ad instraurare un rapporto con la Persona risulta avere un vantaggio competitivo rispetto ai competitor. Non basta più soddisfare dei bisogni, ma bisogna puntare sulle aspirazioni, sui desideri, sul dialogo e sulla relazione con un approccio strategico sviluppato sul medio-lungo periodo.
Persone, non clienti.
Gennaio 23rd, 2008 at 22:03
… ma poi c’è lo scoglio.
“vendere, vendere, vendere” queste sono le uniche parole che l’imprenditore dice, ripete, preso da una pulsione ossessiva.
Se gli provo a parlare di queste cose mi prende per pazzo, si asciuga la bava e mi dice: “bello, ma come vendo io?”
Gennaio 24th, 2008 at 9:18
e cosa dovrebbe dire? qual’è il fine della comunicazione pubblicitaria se non vendere, favorire il ricordo, stimolare il riacquisto?
Mi spiego, ogni bene o prodotto ha i suoi obiettivi misurabili in vendite, quote di mercato ecc. sui quali verificare la bontà delle stragegie messe in campo, la scelta del mix e dei media… ma quale sarebbe il valore aggiunto delle agenzie, degli account e dei consulenti se non riescono a conciliare le esigenze commerciali di vendita con dei valori che possano dare al marchio una personalità distinta? I prodotti si vendono, la marca si costruisce.