Gli italiani utilizzano solo un media (tv) o tutti i media?

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E’ un rapporto difficile quello tra gli italiani e la multimedialità. Siamo, infatti, in coda nella speciale classifica europea che mette a confronto cittadini che usano o sanno usare un solo media (ossia la televisione) e cittadini che invece usano o sanno usare tutti i media a disposizione.

Analizzando la situazione italiana, l’indagine rivela che, in Italia, i media servono soprattutto ad informarsi e approfondire. Queste sono le attività preferite dal pubblico dei media, non solo per il gran numero di persone che gli attribuiscono la ”massima importanza” (80,7% e 69% rispettivamente), ma anche per la minima percentuale di persone che gli attribuisce ”nessuna importanza” (0,8% e 3,2%). Più bassa, invece, l’importanza attribuita all’intrattenimento (41,3%), o al relazionarsi con gli altri (45,3%). Molto importante, nel nostro paese, è la musica. Nel rapporto con i media, ben il 46,5% degli italiani attribuisce la ”massima importanza” all’interesse per la musica (al terzo posto dopo i più urgenti/diffusi bisogni di informazione e approfondimento). Molto apprezzata, da questo punto di vista, è la radio (77,4%) e persino la televisione (57,3%). La ”massima soddisfazione” arriva però dai lettori mp3 (77,2%) e da internet (69,7%).

Se la musica piace, i libri vivono una seconda giovinezza. Torna il piacere della lettura: per la prima volta, la percentuale di quanti in Italia hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno supera la metà della popolazione (sopra i 14 anni) collocandosi al 55,3%. Il ritardo dal resto d’Europa è comunque evidente. Diverso, invece, il discorso per i quotidiani che pur non vendendo molto, sembrano aver trovato un filone d’oro con le numerose opere allegate oggi sul mercato. Il più presente in edicola appare il Corriere della Sera con 45 opere allegate, dai classici dell’arte e della letteratura, all’atlante degli animali e ai libri di cucina, per un totale di 643 volumi. Seguono La Repubblica con 24 titoli per 239 numeri, La Stampa, con 19 opere per 229 uscite, Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino con 16 proposte editoriali composte però da ben 318 volumi e Il Sole 24 Ore con 9 raccolte per un totale di 207 libri.

Viral Dove Evolution

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In settimana si è parlato molto sui media di campagne marketing virali o non convenzionli, sembra che nella rete non ci sia niente altro che viral… e filmati video….
Questo filmato della Dove: lo story è semplice, perfetto, lineare. Raggiunge subito il target, il messaggio è in linea con posizionamento e il mezzo YouTube è assolutamente azzeccato.

Arrivano i Blinks: i Mini Spot da 1 Secondo

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Incisivi, immediati, innovativi: sono gli spot da un secondo, una delle scommesse dell’adve del futuro.

Lanciati da Clear Channel negli Usa qualche mese fa, i mini spot sono stati progettati per essere trasmessi solo su radio. “Un modo- ha chiarito Jim Cook, senior vice president di Clear Channel Radio e ideatore dell’iniziativa- per sperimentare le potenzialità di questo media in perenne evoluzione.

Gli investitori richiedono forme sempre nuove per avvincere i consumatori. Allo stesso tempo premono sul fronte spese: quale migliore soluzione per unire l’effetto sorpresa a un immediato riscontro in termini di risparmio?”Composti da sole quattro note, i mini spot (denominati blinks, lampi, proprio per la loro immediatezza) sono trasmessi tra una canzone e l’altra e hanno un solo obiettivo: rafforzare la brand awarness di un marchio già conosciuto. Perché - come puntualizza Daniel Howard, professore di marketing alla Cox School of Business di Dallas- uno spot tanto breve può avere solo uno scopo: far ricordare una marca ai consumatori, rafforzandone la notorietà e scatenando incosciamente il desiderio all’acquisto.”

Prima azienda a sperimentare questa nuova forma di advertising, Mc Donald’s, che ha testato i mini spot radiofonici, usando frame da un secondo del noto jungle “I’m lovin’it” .

Inserito tra un brano e l’altro e ripetuto più volte durante la giornata, il blink ha pienamente risposto alle attese, scatenando la curiosità degli ascoltatori e la loro familiarità con il brano- manifesto della catena di fast food più grande e discussa al mondo.

Analogo esperimento quello di BMW, che ha realizzato spot da un secondo per la pubblicità di MINI Cooper: prima di ogni notizia del radiogiornale una voce ha reclamizzato l’auto, pronunciandone soltanto il nome.

I rischi di questa nuova forma di pubblicità sono però dietro l’angolo, come sottolineano alcuni esperti che pongono l’accento su come “un secondo di tempo non sempre può essere sufficiente per scatenare il ricordo di un marchio, a meno questo non sia stato già ampiamente pubblicizzato su altri media e con ben altri investimenti; l’eccessiva brevità rischia infatti di danneggiare un brand, anziché accrescerne il valore, se il messaggio non è chiaro e già impresso nella mente della gente”.

Cantanti e Spot televisivi. Vasco ci ripensa

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Nonostante si vendano sicuramene a buon prezzo, Vasco Rossi non accetterà più che le sue canzoni entrino negli spot pubblicitari.

E comincia a dire “no” con “Ti prendo e ti porto via”, la canzone che avrebbe dovuto accompagnare il nuovo spot della Fiat.

Il motivo è più che valido: Blasco non vuole che le sue canzoni corrano il rischio “di un uso eccessivo negli intervalli pubblicitari”.

“Ho sbagliato - spiega il Vasco nazionale - Ma, come sempre mi è accaduto nella vita, dovevo prima provare sulla mia pelle per capirlo. Quando un’azienda come la Fiat, qualche mese fa, si è rivolta a me per inserire ‘Senza parole’ nello spot di lancio della nuova Punto, gliel’ ho concessa volentieri … beh, era la Fiat ! Alla seconda richiesta, invece, (Rewind) ero già molto più dubbioso. Ora che mi si ripresenta l’occasione con ‘Ti prendo e ti porto via’ ho deciso di dire di no, non voglio più che una mia canzone venga legata a uno spot”.

“È un fatto personale - continua Rossi - non ho nulla contro la pubblicità nè giudico chi la fa. Ma per quel che riguarda me, adesso sento primaria la necessità di proteggere le mie canzoni da un’esposizione che ritengo esagerata in pubblicità. Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico come recita un vecchio e saggio proverbio. E io ho scelto, per quanto sta nelle mie possibilità, di non vendere i miei sogni, che sono poi anche quelli dei miei fans”.

In fondo il nostro Vasco è un tradizionalista. Oltre al “vecchio e saggio provebio” da lui stesso citato, ce n’è un altro che calza a pennello: “il troppo storpia” e un certo tipo di pubblicità è sempre troppa per un artista vero.

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