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	<title>spai lab &#187; MC Donald&#8217;s</title>
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		<title>Arrivano i Blinks: i Mini Spot da 1 Secondo</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Sep 2006 01:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Incisivi, immediati, innovativi: sono gli spot da un secondo, una delle scommesse dell’adve del futuro. Lanciati da Clear Channel negli Usa qualche mese fa, i mini spot sono stati progettati per essere trasmessi solo su radio. “Un modo- ha chiarito Jim Cook, senior vice president di Clear Channel Radio e ideatore dell’iniziativa- per sperimentare le]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testocontent">Incisivi, immediati, innovativi: sono gli <strong>spot da un secondo</strong>, una delle scommesse dell’adve del futuro.</span></p>
<p>Lanciati da <strong>Clear Channel</strong> negli Usa qualche mese fa, i mini spot sono stati progettati per essere trasmessi solo su radio. “Un modo- ha chiarito <strong>Jim Cook</strong>, <strong>senior vice president di Clear Channel Radio</strong> e ideatore dell’iniziativa- per sperimentare le potenzialità di questo media in perenne evoluzione.</p>
<p>Gli investitori richiedono forme sempre nuove per avvincere i consumatori. Allo stesso tempo premono sul fronte spese: quale migliore soluzione per unire l’effetto sorpresa a un immediato riscontro in termini di risparmio?”Composti da sole quattro note, i mini spot (denominati <strong>blinks</strong>, lampi, proprio per la loro immediatezza) sono trasmessi tra una canzone e l’altra e hanno un solo obiettivo: rafforzare la <strong>brand awarness</strong> di un marchio già conosciuto. Perché &#8211; come puntualizza <strong>Daniel Howard</strong>, <strong>professore di marketing alla Cox School of Business di Dallas</strong>- uno spot tanto breve può avere solo uno scopo: far ricordare una marca ai consumatori, rafforzandone la notorietà e scatenando incosciamente il desiderio all’acquisto.”</p>
<p>Prima azienda a sperimentare questa nuova forma di advertising, <strong>Mc Donald’s</strong>, che ha testato i mini spot radiofonici, usando frame da un secondo del noto jungle “<strong>I’m lovin’it</strong>” .</p>
<p>Inserito tra un brano e l’altro e ripetuto più volte durante la giornata, il <strong>blink</strong> ha pienamente risposto alle attese, scatenando la curiosità degli ascoltatori e la loro familiarità con il brano- manifesto della catena di fast food più grande e discussa al mondo.</p>
<p>Analogo esperimento quello di <strong>BMW</strong>, che ha realizzato spot da un secondo per la pubblicità di <strong>MINI Cooper</strong>: prima di ogni notizia del radiogiornale una voce ha reclamizzato l’auto, pronunciandone soltanto il nome.</p>
<p>I rischi di questa nuova forma di pubblicità sono però dietro l’angolo, come sottolineano alcuni esperti che pongono l&#8217;accento su come &#8220;un secondo di tempo non sempre può essere sufficiente per scatenare il ricordo di un marchio, a meno questo non sia stato già ampiamente pubblicizzato su altri media e con ben altri investimenti; l’eccessiva brevità rischia infatti di danneggiare un brand, anziché accrescerne il valore, se il messaggio non è chiaro e già impresso nella mente della gente&#8221;.</p>
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