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Il Web per gli Adolescenti: Inchiesta Osservatorio sui Diritti dei Minori
Oct 17th
La notizia riguarda i giovani in rete, la maggioranza degli adolescenti italiani preferisce la consulenza online ai consigli dei genitori e degli insegnanti.
E’ quanto emerge da un’inchiesta condotta dall’Osservatorio sui Diritti dei Minori, nel periodo che va dall’1 luglio al 30 settembre 2006, su un campione di 400 adolescenti in età compresa fra i 14 e i 18 anni, 200 di sesso maschile e 200 di sesso femminile, dislocati sul territorio nazionale.
Le ragioni che spingono il 72% dei soggetti in età evolutiva – il 59% del quale della componente maschile ed il 41% della componente femminile – ad accostarsi ai molteplici servizi di orientamento forniti online sono costituite per il 31% da informazioni inerenti la sfera dietetico-alimentare, per il 26% sessuale, per il 20% astrologica, per il 14% psicologica, per il 9% altre motivazioni.
E’ il 62% delle adolescenti a prevalere tra coloro che stabiliscono contatti con servizi di consulenza online orientati a risolvere problemi di sovrappeso o di mantenimento della linea
. Netta prevalenza, invece, della componente maschile (66%) circa la ricerca di soluzioni online a problemi di carattere sessuale. Le preoccupazioni sono pressocché uguali per maschi e femmine e riguardano maggiormente la contraccezione e la verifica della propria “normalità” fisica, fisiologica e di orientamento sessuale.
Equità quantitativa tra le parti in tema di astrologia, infatti al 51% delle adolescenti corrisponde un 49% dei maschi che consulta i servizi di previsione astrale – in prevalenza di cartomanzia – tendenzialmente per le stesse ragioni, cioè amore e futuro.
Analoga situazione, con la prevalenza del 53% degli adolescenti, circa la consultazione a sfondo psicologico con una nutrita gamma di motivazioni, le più significative delle quali concernenti il disagio e l’incomunicabilità in famiglia.
Antonio Marziale, sociologo e presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, commenta: “Mentre, fino a qualche anno fa, i referenti legittimati a contribuire all’orientamento dei soggetti in età evolutiva erano quasi esclusivamente le primarie agenzie di socializzazione, prime fra le quali la famiglia e la scuola, adesso bisogna guardare al Web come ausilio concreto alla relazione d’aiuto. Le ripercussioni che la fenomenologia comporta, però, sono molteplici e seri, cagionati principalmente dal livello ancora da considerarsi medio-basso di alfabetizzazione in termini di Media Education, che non permette alle masse adolescenziali una corretta decodifica delle risposte con il rischio di interpretazioni dannose sul piano psicofisico, considerato che la maggior parte delle esigenze che generano i contatti sono costituiti da ragioni strettamente legate alla Salute, quali la sfera alimentare, sessuale e psicologica. Il ricorso degli adolescenti alla consulenza online contribuisce a conferire ulteriormente ai Mass Media in generale il ruolo di primaria agenzia di socializzazione, ecco perché relativamente ad Internet urge una legislazione internazionale che tuteli i fruitori, soprattutto in età evolutiva, in termini di sicurezza.”
da: i-dome.com
Il Navigatore Italiano: Diffidente ma Attratto dalla Pubblicità
Oct 12th
Poco attratti dalle nuove tecnologie di comunicazione, diffidenti nei confronti dei servizi a pagamento, incuriositi dalla pubblicità online: questi gli internauti italiani, secondo un sondaggio condotto da NetOserver e Novatris su un campione di 170.000 navigatori che, oltre al nostro Paese, prende in esame anche Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania.
Osservando più nel dettaglio l’inchiesta, si nota una tiepida apertura nazionale verso i sistemi di messagistica istantanea, utilizzati dal 53,1% degli italiani, e un certo scetticismo verso i programmi di telecomunicazione gratuita (come Skype, usati dal 38,7%), e ancor di più verso il podcasting (14,9%) e i blog (15,1%).
Negli altri paesi europei questo genere di servizi sono aprezzati soprattutto dai navigatori spagnoli (73,9% utilizza programmi di messaggistica), anche perchèin Spagna oltre il 60% degli internauti hanno meno di 35 anni. Nel nostro Paese la percentuale scende invece al 47%, e la fascia d’età più presente su Internet è quella tra i 35 e i 49 anni.
La diffidenza diventa netta in Italia per quanto riguarda i servizi a pagamento: solo il 17,9 degli italiani, contro il 32,5% dei tedeschi, paga per inviare Sms via web, e ancora meno per scaricare videogiochi (7%), musica (9,5%), suonerie e loghi per cellulari (5,8%) e annunci (6,8%).
Secondo la ricerca NetObserver in questo caso gli internauti italiani sembrano seguire il comportamento dei corrispettivi latini, mentre inglesi e tedeschi sembrano molto più disposti a spendere in cambio di servizi on line.
Gli italiani reagiscono meno positivamente rispetto ad altri paesi (Francia e Regno Unito in primis) anche alla pubblicità e al direct-marketing on line: solo il 34, 2% ha partecipato a dei giochi a premi organizzati dai siti, il 31% clicca i link pubblicitari che compaiono sui risultati dei motori di ricerca, e il 24,2% entra nei siti aziendali dopo aver visto pubblicità sul web. Nonostante questi risultati, la pubblicità on line è percepita come creativa ed innovativa da più di tre italiani su 5, e quasi la stessa percentuale dichiara che aiuta a scoprire nuovi prodotti e servizi.
Quasi il 44% degli italiani, secondi solo agli spagnoli, dichiarano che le reclame aiutano a prendere decisioni di acquisto migliori. Questi risultati fanno concludere agli esperti di NetObserver che, nonostante le difficoltà di breve periodo, la pubblicità e il marketing online dovrebbero avere buone prospettive di crescita nel nostro Paese.
fonte: sole24ore
MYULTRALIFE
Sep 30th
Avete mai desiderato, oppure vi piacerebbe giocare ad essere i protagonisti di una vita al “TOP”? Top nel gotha della finanza, al top dello show business, al top della politica e al top dello sport?
Prima provate, magari vi assale lo stress e desisterete nel perseguire una vita alla “briatore-style”. Chissà…
Ottima applicazione di comunicazione virale sfruttando all’interattività del web. Il tutto made in Samsung.
via copyandwriter
sapere tutto di un sito web in 163 modi
Aug 9th
Monitorare un sito, seguirne l’andamento, i links, le visite alle pagine, il peso assunto dal posizionamento sui motori di ricerca, è un operazione non sempre facile.
Una delle tante applicazioni in rete più complete è The Scrutinizer.
Questo sito è giunto ad offrire ben 163 modi di analizzare un URL, dai tanti tipi di validazione all’accessibilità, dal check up dei links al social web fino all’analisi di licenze, o della compatibilità con i diversi browser.
Sembra non mancare nulla a questo sito indispensabile, oltretutto continuamente aggiornato ed integrato con nuove funzioni, di cui potrete essere informati sottoscrivendone i Feed RSS.
Internet è cambiata, cambierà anche la comunicazione?
Aug 8th
Segnalo questo intervento molto interessanto sul web e sul modo di fare comunicazione di Marco Massarotto (Consigliere ADCI e Founding Partner di Hagakure – Corporate Blogging, Podcasting & Online Tools for The Brand) – Estratto integralmente da ADCI il latore della presente 18 luglio 2006 numero 13 – www.adci.it
Web 1.0, Web 2.0
La rete come l’abbiamo conosciuta dal 1995 al 2000 è andata in crisi: un sistema troppo verticale. A risorgere dalle sue ceneri ci ha messo un attimo, dopo il Web 1.0, ecco il Web 2.0. Se vi sembra un maquillage, vi sbagliate di grosso. Il Web 2.0 è una nuova concezione di Internet: ogni software, ogni sito, ogni computer da allora nasce ispirandosi a questa nuova realtà. Tutto è iniziato da una conferenza, ormai mitica, tenuta da Dale Dougherty, vice presidente di O’Reilly, uno dei più importanti gruppi editoriali specializzato in teconologia. Da allora qualunque cosa si basa su alcuni solidi pilastri quali la condivisione (pensate alle infinite possibilità di condivisione di musica, film, contenuti), il social networking (le enormi e numerose comunità), la ricerca (Google docet), la personalizzazione. Internet diventa così una piattaforma in perenne sviluppo, dove il contenuto è fruito e al tempo stesso creato dai suoi utenti.
Il nuovo Internet e la nuova comunicazione
La rivoluzionarietà di questo approccio trascende i limiti della rete, si tratta di un “potere editoriale diffuso”, è una struttura socio-comunicativa orizzontale. Certo ci sono i grandi portali, ma sono sempre più dinamici: appaiono ad ognuno nel modo preferito. Inoltre un piccolo Blog o una piccola community possono assumere una velocità di crescita tale da portarli in poche settimane a essere un player globale. Questo è lo scenario di Web 2.0 trattato per sommi capi, ma siccome questo articolo si chiama “Comunicazione 2.0” cerchiamo di immaginare come il nuovo Internet possa influenzare la comunicazione.
Vecchi e nuovi modelli
Sappiamo che la percentuale di investimenti pubblicitari su Internet cresce a doppia cifra, mentre media storici come la tv o la stampa se non arrancano si attestano su percentuali da polpastrello. Ma come vengono spesi questi soldi? Finora si è cercato di replicare un meccanismo noto: comprare spazi frequentati dal maggior numero possibile di utenti e presentare loro l’ultima novità, l’ultima offerta di una Marca. Un approccio molto Web 1.0, appunto. Questo sistema rischia di non pagare più in una rete globale dove i contenuti mutano in modo infinito, dove le regole le scrive ognuno per sè. E i motivi principali sono due: una logica distributiva fortemente mutata e una frammentazione dell’audience.
La “Long Tail”: come il Web 2.0 ha cambiato la distribuzione
Prima di modificare la comunicazione il Web 2.0 ha radicalmente trasformato la distribuzione. Il modello classico di distribuzione si basa sulla vendita al dettaglio. Ho un negozio, ho una vetrina, espongo una parte della mia merce, solitamente la più nuova o la più bella. Così facendo mi ritrovo con un certo numero di scaffali all’interno del negozio e la merce che si trova lì ha meno visibilità, per non parlare del magazzino. Occorre puntare tutto su alcuni articoli che bisogna vendere velocemente, prima che passino nel dimenticatoio del retrobottega. La distribuzione su Internet ha sovvertito questo ordine.
Dal sito vetrina alla vetrina personale
Quando entro in un grande store on-line vedo una vetrina che non vede nessun altro, vedo una vetrina di merce che interessa a me secondo il mio profilo (personalizzazione) o secondo quello che ho chiesto di vedere (ricerca) o secondo quello che ha visto gente con gusti e acquisti simili ai miei (condivisione, social networking). Insomma vedo, scelgo e compro secondo i pilastri del Web 2.0. Ecco che un cd, un paio di scarpe, un libro passano dal dimenticatoio alla vetrina. E non per tutti, solo per quelli a cui possono interessare. È il caso di E Bay, di Amazon, di ITunes Music Store. Dopo duemila anni passati con una vetrina ecco arrivare in un anno duemila vetrine diverse per lo stesso negozio. Come questo si rifletterà sulla comunicazione è una sfida aperta. È chiaro che puntare sul prodotto appena uscito, presente in tutti i punti vendita, come fa la comunicazione classica, rischia di fare cilecca. Molta gente potrebbe non vederlo mai quel prodotto.
La logica viral
C’è anche un altro elemento del Web 2.0 che manda in crisi il sistema classico di comunicazione: la crescente assenza di spazi altamente frequentati a favore di molti spazi interconessi tra di loro. Avendo possibilità infinite ognuno su Internet tende a visitare e frequentare gli spazi più vicini ai suoi gusti e ai suoi interessi. C’è una frammentazione del publico. Anche i portali che riescono ancora ad attrarre grandi masse sono ormai totalmente personalizzabili e, di fatto, sono tanti siti quanti i loro visitatori. Un grosso budget speso su un portale frequentato può rivelarsi meno redditizio di una strategia raffinata che porti il messaggio di un’azienda a circolare spontaneamente. È la logica del virale, del Blog, del social networking (unire le persone per interessi). Perchè si attivi questo circolo virtuoso però, occorre guadagnarsi la simpatia, la credibilità, l’interesse della comunità di persone cui si vuole comunicare. Bisogna farlo con il linguaggio, con la tecnologia, con la sincerità necessarie. Occorre scendere nell’arena e giocare secondo le regole di chi vi si trova. Presentarsi a bordo di una “corazzata” Media può risultare un’idea poco efficace, quando non controproducente. Sono finiti i tempi in cui se non guardavi Pippo Baudo, guardavi la Carrà e a un’azienda bastava comprare spazi su tutti e due i programmi. Sul web 2.0 le scelte sono infinite e costantemente mutanti, nessun budget potrà mai coprirle tutte. In questo scenario le aziende dovranno trovare nuovi canali, nuove forme di comunicazione in grado di far muovere un messaggio dentro la rete. Soprattutto dovranno trovare o ritrovare la complicità dei consumatori. Che sia la nuova comunicazione, la Comunicazione 2.0?











